Testimonianza: ho 28 anni, ho il DT1 e ho avuto il COVID-19

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Come tutti noi, ho vissuto il primo lock-down con l’apprensione di prendere il COVID. Ovunque potevi leggere che le persone con malattie croniche erano più a rischio, il che non aiutava a vedere le cose nella giusta luce. 

Diabete di tipo 1 e COVID-19: sono risultata positiva al test. E poi? 

Quest’estate ho iniziato ad avere sintomi molto lievi, che a prima vista facevano pensare piuttosto a un raffreddamento. Un po’ di influenza e dei mal di gola. 

Tuttavia, il giorno dopo ricevo un messaggio: una persona con cui sono stata in contatto è risultata positiva e altri amici e amiche manifestavano dei sintomi. Mi reco immediatamente in un laboratorio per fare un tampone molecolare. Il giorno dopo ricevo il risultato: sono positiva. A questo punto, sono tranquilla: 

  • nel complesso, mi sento bene, ho un semplice raffreddore,
  • il mio diabete è stabile.

Il laboratorio mi dice di prendere un appuntamento con il mio medico di famiglia. Ci organizziamo per un teleconsulto. Mi prescrive soltanto paracetamolo e riposo e una quarantena di 14 giorni. Indossando la mascherina, non ho altra scelta che fare gli ultimi acquisti nel drive-through e un ultimo viaggio in farmacia per le mie insuline e sensori. Ne approfitto anche per fare scorta di vitamine, zinco e oli essenziali. Sono pronta a isolarmi.

Impatto fisico e psicologico 

Nei giorni seguenti, si sviluppano i sintomi. Ho sempre il raffreddore, cui si aggiungono mal di testa intensi, mal di gola, disturbi ai polmoni e soprattutto un’estrema stanchezza. Alla fine perdo il senso del gusto e quello dell’olfatto due giorni dopo. 

Se consideriamo il giorno in cui sono comparsi i primi sintomi come G+4 dopo il presunto contatto COVID, da G+8 a G+14, sono peggiorata. Rimango a letto per 2 giorni. Non posso fare altro se non riposare e prendermi cura di me stessa. Prendo tisane con timo e miele, vitamine B e C, zinco e respiro ogni giorno una miscela di oli essenziali per tentare di ritrovare l’olfatto. 

Essere privati dei propri sensi ha un vero impatto psicologico. Non essere in grado di sentire l’odore e il sapore dei miei pasti mi ha fatto sentire molto depressa. Quando si è malati, in quarantena e in smart working, le pause per i pasti dovrebbero essere un raro momento di gioia e conforto. L’ho vissuto piuttosto male.

Dopo 14 giorni, ritrovo il gusto e l’olfatto (che bello!!!) e comincio a sentirmi molto meglio. La stanchezza è ancora presente, ma sono guarita, sono tornata alla mia vita normale. 

Per circa 2 mesi, episodi di intensa stanchezza e mal di testa si ripresentavano periodicamente. Potevo svegliarmi sentendomi benissimo un giorno e l’indomani sentirmi completamente priva di energie. È stato molto inquietante e frustrante. 

E il mio diabete di tipo 1 in tutto questo?

Le mie glicemie erano elevate durante le prime due settimane. Non so se era dovuto alla resistenza all’insulina, alla mancanza di attività o soltanto al virus (probabilmente un misto di tutti e 3), ma è diventato molto complicato da gestire. 

Ho avuto difficoltà a gestire le mie glicemie per diverse settimane dopo la fine dei sintomi. Lo attribuisco principalmente alla diminuzione dell’attività fisica: mi sentivo stanca, quindi non facevo sport come al solito, di conseguenza la mia glicemia tendeva ad essere alta e il mio fabbisogno di insulina aumentava. Ho infatti aumentato la mia insulina basale per soddisfare questo fabbisogno accresciuto.

Alla fine ce l’ho fatta e, nonostante il diabete di tipo 1, sono guarita dal COVID. 

Dovevo parlarne o no? 

Quando sono risultata positiva al test, ho esitato a parlarne per diverse ragioni. Avevo paura della reazione degli altri e poi sono dati sanitari e personali. Tuttavia, mi sono resa conto che le testimonianze di persone con diabete di tipo 1 che hanno avuto il coronavirus sono rare. Ho capito che la mia storia poteva aiutare altre persone e soprattutto rassicurarle. Quindi alla fine ho deciso di parlarne.

Le persone con DT1 non sono più a rischio di altre, a meno che non abbiano un diabete instabile. I rischi maggiori sono principalmente legati all’età (+65 anni) o a delle patologie associate. Tuttavia, avere il coronavirus, come qualsiasi altro virus, rende la gestione del diabete più complicata. Secondo la mia esperienza personale, mi ci è voluto più tempo dei miei amici/delle mie amiche per recuperare. 

Concludo dicendo che si può guarire dal COVID-19 con un diabete di tipo 1. Non bisogna sottovalutare il virus, ma essere comunque sereni: con il riposo e il supporto di un team di assistenza sanitaria e di una comunità come la comunità DT1, è possibile cavarsela. 

Convivono con un diabete di tipo 1 e hanno avuto anche il coronavirus 

“Sono stata fortunata perché i miei sintomi sono stati molto lievi: tutto è iniziato con un leggero mal di gola che è scomparso dopo 24 ore, e poi ho avuto i sintomi di un piccolo raffreddore: naso che cola, starnuti, prurito agli occhi. Tutto è andato via molto rapidamente, ho perso l’olfatto dopo 5 giorni. E questo è tutto!” – Laura, DT1 da 27 anni.

“Grazie alla testimonianza di Léonor, non ho avuto paura e la ringrazio. Devo condividere questa esperienza per rassicurare tutte le persone con diabete che potrebbero vivere questo periodo con ansia. – Coco & Podie

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